MAUS: IL CAPOLAVORO DI ART SPIEGELMAN

Aggiornamento: 13 mar

Maus è una graphic novel scritta e disegnata da Art Spiegelman, pubblicato inizialmente a puntate negli Stati Uniti tra il 1980 ed il 1991, per poi vincere nel 1992 uno Special Award del premio Pulitzer, il massimo riconoscimento giornalistico mondiale.



Non solo una storia sulla Shoah

Attraverso le sue due parti, Mio padre sanguina storia ed E qui sono cominciati i miei guai, l'autore cerca di raccontare le atrocità dell'olocausto attraverso i racconti di gioventù di suo padre Vladek, ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio.

Ma oltre ad essere il racconto di un sopravvissuto alle mostruosità di un periodo storico che, via via, si sta dimenticando, è soprattutto una storia di rapporti e di famiglia.

Fin dalle prime pagine si può capire il difficile rapporto tra l'autore e suo padre, presentato come un anziano, malato, tirchio, attaccato ai beni materiali e dal carattere molto difficile, tanto da mettere in difficoltà persino la seconda moglie Mala. ma che, nel corso della narrazione, si scopre essere un uomo profondamente segnato dall’esperienza nei campi di concentramento e dal suicidio della moglie Anja (a cui è dedicata l'intera opera).

La lunga intervista diviene, quindi, un importante momento per riscoprire e rivalutare non solo Vladek come padre ma, soprattutto, come uomo.

Citando William Hodding Carter, questa figura paterna, nonostante i suoi difetti, attraverso la sua storia cerca lasciare in eredità al figlio le radici del suo passato ed ali per il futuro.



Grafica e simbolismo

Le scelte grafiche adottate dall'autore imprimono all'opera un'espressività potente che aiuta a comprendere i sentimenti di tutti i suoi personaggi.

La rappresentazione degli ambienti e delle situazioni avviene in funzione proprio di questa immedesimazione del lettore. I disegni in bianco e nero e la scelta stilistica di alcuni fondali svolgono la funzione di comunicare angoscia; poiché il nazismo è ovunque e gli ebrei non sanno dove andare e, spesso, le strade vengono raffigurate con l'immagine della svastica.

Interessante ed evocativa è la scelta autoriale di animalizzare i propri personaggi che a differenza dell'antropomorfizzazione, che dona caratteristiche umane agli animali come faceva Esopo nelle sue favole, sono gli esseri umani ad avere attributi e caratteristiche tipiche di animali abbattendo, in un certo senso, antropocentrismo.

Nel caso di specie, gli ebrei vengono raffigurati come topi, poichè indifesi e costretti sempre a fuggire, a nascondersi e ad adattarsi a tutto per sopravvivere. I tedeschi erano invece gatti, in quanto questi cacciano i topi. Gli americani sono stati raffigurati come cani, poichè temuti dai gatti. Animale simbolo dell'atteggiamento dei polacchi è il maiale in quanto la loro ambivalenza non li rendeva nè aggressivi nè personaggi positivi. Stessa sorte è toccata ai francesi, che vengono raffigurati come rane perché neutri ma non molto positivi nei confronti degli ebrei. Gli inglesi vennero rappresentati come pesci, per via della loro potente flotta navale e per il fatto che vivono su un'isola.

In un’intervista alla rivista Mother Jones nel 2014 Spiegelman ha parlato del suo rapporto con il fumetto che l’ha reso famoso in tutto il mondo, dicendo che dalla sua pubblicazione si sente come «inseguito da un Maus da 2 tonnellate»

Sono fiero di Maus, sono fiero di esser stato in grado di farlo, che sia nato tramite me. D’altro canto, ha inevitabilmente oscurato qualsiasi cosa che abbia fatto dopo e che abbia fatto prima, a volte in modi che trovo ingiusti. Eppure lo capisco perfettamente, che sia così
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