JOKER: PUT ON A HAPPY FACE

Aggiornamento: 11 gen 2021

Joker è un film del 2019 diretto da Todd Phillips, basato su una versione inedita delle origini dell’omonimo personaggio dei fumetti DC Comics. Joaquin Phoenix vi interpreta il Joker, affiancato da Robert De Niro, Zazie Beetz e Frances Conroy.





Noi creiamo Joker

In una Gotham City del 1981, sempre più preda del degrado e della disuguaglianza sociale, Arthur Fleck è un individuo profondamente alienato che vive con l’anziana madre Penny in un appartamento dei bassifondi.

Sin dalle prime immagini del film, si può notare ciò che Max Weber identifica come Marginalità avanzata, termine che racchiude le problematiche sociali situate in precise zone, delineando il regime di relegazione socio-spaziale e di chiusura escludente.

Nel film, si vengono a costituire due mondi contrapposti, in cui convivono normalità e devianza. Questi due elementi, distanti per quasi tutta la prima parte del lungometraggio, trovano un punto di contatto nella metro, momento cruciale nell’evoluzione della psiche di Arthur che, da soggetto passivo, diventa attivo.

A differenza della graphic novel Batman:The Killing Joke, non è stata una “brutta giornata” (frase poi ripresa anche nel film) a cambiare il protagonista, ma una serie di eventi generati dalla collettività.

Secondo Émile Durkheim e Weber, è impossibile l’esistenza di una società senza devianza e si rimanda ad una responsabilità collettiva che coinvolge tanto le istituzioni, quanto i cittadini.





I rifiuti, la scala e il mito della caverna

All’interno del film sono presenti numerose immagini simboliche, che hanno il preciso scopo di enfatizzare il personaggio protagonista e il suo percorso evolutivo.

Il primo è quello del rifiuto, dell’immondizia. Questi, hanno come obiettivo il rappresentare lo status sociale di Arthur e come questa viene percepita dalla borghesia di Gotham. Illuminante, in tal senso, è il confronto tra il protagonista e il presentatore Murray Franklin, interpretato da De Niro, dove afferma che se fosse stato lui la vittima dell’omicidio, nessuno si sarebbe preoccupato ma, addirittura, gli avrebbero camminato sopra.

Il secondo, ben più incisivo del precedente, è rappresentato dalla scala. Questa incarna il percorso psicologico del protagonista e, inoltre, possiede molti parallelismi con il mito della caverna di Platone. Nell’allegoria si narra della presa di coscienza di uno schiavo che comprende che la vera conoscenza non sono le ombre proiettate nella caverna o l’antro stesso, ma il mondo che sta fuori da esso. Per il filosofo, il sole simboleggia la fonte della vera conoscenza.

Nel film, tutti questi elementi sono facilmente ritrovabili. Per tutta la prima parte, Arthur, l’uomo che non conosce, risale la scala di notte. La risalita simboleggia la progressiva, seppur lenta, presa di coscienza del suo reale Io mentre, nella seconda parte, Arthur, ormai divenuto Joker e consapevole di ciò che è, scende la scala in pieno giorno.

L’elemento del ritorno è presente anche all’interno del mito di Platone, dove lo schiavo cerca di ritornare dai suoi compagni ancora rinchiusi nella caverna, tuttavia, se nell’allegoria filosofica i suoi tentativi di convincerli sono vani, nel film Joker riesce a dare vita ad una sommossa popolare, divenendo agli occhi di quest’ultimi un eroe.

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