INTERVISTA: IL FUMETTO COME RIFLESSIONE PER PAOLO MASSAGLI

Paolo Massagli è un giovane fumettista di Lucca che, negli ultimi tempi, sta spopolando sul web per sue sue vignette potenti e riflessivo. Gli ho fatto alcune domande.


Com’è nata questa tua passione per il fumetto? E quale ruolo ha questo nella tua vita?


La mia passione è nata da piccolo, disegnavo già prima di andare alle elementari, mi divertivo a disegnare fumetti su Goldrake e Mazinga. Crescendo ho frequentato il mondo dei fanzinari dove ho imparato molto sul fumetto e il suo linguaggio e poi piano piano ho pubblicato anche per editori con prodotti professionali. In questo momento cerco di far diventare il fumetto una professione anche se è molto difficile e la strada è tutta in salita, se non sarà così rimarrà sempre una valvola di sfogo dalla vita odierna.


Secondo te, attraverso le forti illustrazioni che proponi, cosa pensi possa dare il fumetto alla collettività? Cosa vuoi trasmettere con le tue immagini?


Il fumetto non deve per forza lanciare un messaggio, personalmente apprezzo autori che sono coinvolti in maniera socio politica e lo trasmettono tramite le loro storie, ma apprezzo anche autori che raccontano mondi di fantasia senza la pretesa di diffondere un messaggio socialmente utile. Io uso soprattutto le vignette per la parte socio politica e per generare discussioni e riflessioni su vari argomenti di attualità, invece nei miei fumetti alterno storie di pura fantasia ad altri con un messaggio ben visibile nella storia.


Di recente hai avuto modo di fare una mostra e di essere premiato per il tuo fumetto. Come ti fa sentire?


Recentemente sono stato nelle nomination del TCBF come miglior autore, sinceramente non me lo aspettavo e mi ha fatto molto piacere. Sono contento che “come un insetto” sia stato apprezzato, soprattuto i messaggi mandati dai lettori che sono rimasti colpiti dalla storia.


Cosa vorresti dire ai giovani che vogliono approcciarsi a questo media? Quali sono i tuoi progetti futuri?


Di fare altro (rido), scherzavo, bisogna essere molto autocritici e cercare di migliorarsi sempre. Vedo molti artisti che si sono riposati sugli allori e fanno sempre la stessa cosa da anni, ci vogliono storie (e disegni) nuove e coinvolgenti ed è il vostro momento ragazzi. Vorrei dire come fanno in molti :“ho un progetto top secret di cui non posso parlare” ma la verità è che per ora non ci sono molte offerte allettanti in giro.


A cosa è dovuta secondo te? Ad un poco riconoscimento della professione?


Secondo me dalla perdità di lettori e la conseguente riduzione di vendite, anche se sembra che il fumetto non risenta della crisi le maggiori vendite riesce a farle nelle fiere come Lucca Comics attingendo però allo stesso bacino di lettori che comprano tutto, altra cosa è la libreria di varia e le fumetterie dove si vende poco di tutto. Poi c’è il fattore della chiusura delle edicole dove il fumetto “popolare” veniva venduto, tutto questo porta anche ad una riduzione di personale e un’abbassamento dei compensi.

C’è anche il fattore che nel nostro paese la professione del fumettista non è proprio riconosciuta come professione, di contro va anche detto che nemmeno i fumettisti del passato hanno mai fatto seriamente qualcosa per essere riconosciuti legalmente come professione. C’è sempre nell’immaginario l’artista sognatore che vive della sua passione.

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